GIAMPAOLO CORRADINI AND THE WEEKEND WARRIORS

Categories:Concerti, Eventi, Gli artisti

Una favolosa, folle, veloce corsa negli anni ’60, per recuperarne lo spirito musicale e trasportarne l’essenza ai giorni nostri.
Questo è l’esordio di Giampaolo Corradini & The Weekend Warriors.

Messi da parte Substitutes e The Youngs, Giampaolo Corradini crea otto brani tra beat e rock, tra Kinks e Dick Dale, e dà libero sfogo ai Weekend Warriors (gran bel nome!), fantastico ensamble costituito da Piergiorgio Bonezzi alle chitarre (ce ne sono tante, in questo disco!), Christian Borghi a piano e tastiera, Luigi Degl’Incerti Tocci al basso e Marco Falavigna alla batteria.
I testi, in italiano, sono importanti: pur essendo otto storie prevalentemente legate al quotidiano (“Ma che vita è questa qua, un giorno prende un altro dà, e tira calci nel culo mascherati da opportunità”, da LA SENTENZA) trovano al loro interno momenti poetici, e sappiamo quanto difficile sia trovare la poesia ai giorni nostri (“Se un giorno ti chiederai dov’è finito quel bambino, dove son spariti i sogni a cui sembrava così vicino”, da VIVERE E’ BELLO DA MORIRE).
L’inizio è affidato a OFELIA DICE (“Ofelia dice che saltare senza prima aver guardato, è un esercizio che spaventa i professionisti della vita”); le primissime note ricordano un po’ il suono West-Coast degli America, che comunque sono nati in Inghilterra, a suggellare un legame, anche di cuore, tra due mondi musicali che si sono influenzati a vicenda costantemente nel corso degli ultimi cinquant’anni.
Scorrono così CICATRICE SOCIALE, UMANA CATENA (“Ma questo è quello che ci viene dato, un romanzo dal finale scontato, una storia nata già finita, come sabbia scorre tra le dita”), LA SPIAGGIA, IL POSTO FISSO, con stile volutamente old fashioned, ancorato al passato, ma tutto cantato e suonato con forza, vivacità, passione e competenza.
E quando in PENSA CHE BELLO Giampaolo canta “un bicchiere con gli amici, padre, padre, padre, padre” e sul quarto padre la voce si spezza, ci si rende conto di quanto sia vero e sentito questo disco.

Alla fine una voce fuori campo dice “Ciak, si gira” e ripensi subito a qualche vecchio film in bianco e nero, dove gli unici effetti speciali erano la bravura degli attori e le emozioni che sapevano dare. E quindi sì, si gira, si preme ancora play, e il prossimo weekend ti sembra più vicino.